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Dieci rivelazioni del 2020 che porto con me nel 2021

Si avvicina la fine dell’anno e il famoso “tirare la riga”, il momento dei bilanci. Stanno già spopolando sui social i vari meme su come questo 2020 sia stato un disastro, con preludi di festeggiamenti smodati allo scattare della mezzanotte del 31 dicembre e scene ironiche di un anno che tutti definiscono, scusate la crudezza, di merda. 

Sarà che l’ottimismo e’ più contagioso del Covid e che da qualche anno vivo in un Paese che ha fatto della positività una religione, ma io mi sento di affermare che il 2020 mi ha lasciato un bagaglio tutto sommato positivo di insegnamenti e cambi di prospettiva. 

Con questo non significa che dimenticherò facilmente i carri armati che portavano via i defunti dalla mia città, Bergamo, o l’angoscia che mi assaliva (e a volte mi assale ancora) di notte al pensiero che qualcuno dei miei cari possa contrarre il virus e morire da solo in un reparto asettico dell’ospedale. E nemmeno che io sia contenta di aver cancellato tutta l’agenda lavorativa della mia attività di comunicazione negli Stati Uniti o tutti i viaggi di lavoro, i reportage, gli eventi per la presentazione del mio primo libro. No, non sono Alice nel Paese delle Meraviglie, non sono stata immune alla sofferenza, l’ho vissuta tutta, come voi. 

Pero’ ho avuto l’opportunità, nella mia vita, di allenare molto intensamente il muscolo della resilienza per tutta una serie di circostanze che sono narrate anche nel mio libro, Come il Vino ti cambia la vita, che e’ anche uno dei ricordi positivi di quest’anno. E la resilienza e’ proprio quell’atteggiamento che ci permette di trovare un twist positivo in ogni circostanza, anche la piu’ tragica e costruirci le basi per ricominciare. E allora, senza ulteriori indugi, ecco le dieci idee, esperienze, i dieci insegnamenti o cambi di prospettiva che ho aggiunto al mio bagaglio personale in questo 2020. 

1. LIBERARSI DAL MITO DEL DOVER ESSERE SEMPRE IMPEGNATI. 

Non so voi, ma io sono cresciuta nel cuore della zona più produttiva d’Italia e a casa mia sedersi sul divano era considerato un peccato capitale. Generazioni e generazioni di grandi lavoratori ci hanno lasciato in eredita’ un senso del dovere invidiabile e sacrosanto, ma anche una sorta di repulsione per il riposo. L’equazione più sei impegnato più vali ci ha ridotti a criceti stressati incapaci di godersi la vita, ma sempre perennemente alla ricerca di più lavoro, più guadagno, più business. 

Poi e’ arrivato il Covid. Ci siamo fermati tutti. All’inizio e’ stato un dramma, la mia mente e il mio corpo erano incapaci di trovare un senso all’ inattività e al senso di impotenza. Poi piano piano la consapevolezza si e’ fatta strada: esiste una vita aldilà del lavoro, il mio essere impegnata non fa di me una donna migliore, il mio valore non e’ il mio lavoro. Una grande rivelazione. Grazie 2020. 

2. RALLENTARE SERVE PER PRENDERE UNA NUOVA RINCORSA

Ok, ci siamo fermati, ma non per sempre. Abbiamo voglia di ripartire e ricominciare, ma lo faremo con una carica diversa. Questo rallentamento forzato mi e’ servito per fare chiarezza e per acquisire gli strumenti per rilanciare la Laura di domani, quella post Covid, che ha tanta voglia di rinascere, di cambiare pelle per l’ennesima volta. Senza la pandemia non mi sarei posta tante domande e non avrei capito che cosa mi rende davvero felice. Ho avuto tutto il tempo per dipingere la mia visione per i prossimi capitoli della mia vita. Grazie 2020. 

3. NON ESSERE VITTIMA DEI SOCIAL MEDIA, MA CONSAPEVOLE UTENTE

Il mio rapporto con i social media durante la pandemia ha attraversato diverse fasi. Prima fase: cercare conforto e condivisione nella comunità online. Seconda fase: produrre, produrre, produrre. Siccome siamo tutti attaccati ai nostri telefonini e’ il moment di crescere sui social media, quindi diamoci dentro con i contenuti. Terza fase: sono chiusa in casa, non ho nuovi contenuti di viaggio, di cantine visitate o esperienze da condividere. Alla decima diretta aperitivo su Instagram non ne possiamo piu. Quarta fase: posso utilizzare i social media per le battaglie che mi stanno a cuore, anziché come mezzo di intrattenimento o di informazione puramente vinicola. 

Oggi quindi sono molto più felice del mio rapporto con i social media di quanto lo fossi nel 2019. Mi sento più libera, ho capito che non mi interessa rincorrere un algoritmo, non mi importa far crescere la mia community, mi importa che sia composta da persone con cui condivido gli stessi valori e che sono pronte a battersi per i temi che mi stanno a cuore. 

4. CAMBIARE NON E’ SOLO UNA CAPACITA’, MA UN ATTEGGIAMENTO MENTALE

Si può e si deve cambiare idea. La pandemia mi ha dato il tempo di approfondire molti temi etici e sociali, attraverso l’uso più consapevole dei social media e delle piattaforme di streaming. Ho letto, visto serie tv e ingaggiato conversazioni sulla disparita’ di genere, sulla trasparenza delle etichette dei vini, sulla sostenibilità ambientale. E in alcuni casi sono tornata sulle mie posizioni. Il confronto sano sui social media o lo sforzo di leggere e ascoltare fonti lontane dalle mie visioni politiche ed etiche mi hanno ispirata e indotta ad agire con maggiore apertura mentale e attitudine al cambiamento. Noi siamo cambiamento, la vita e’ cambiamento per definizione, la rigidità non può più funzionare. Grazie 2020. 

5. IL MULTITASKING E’ UNA COLOSSALE BOIATA

Ci hanno fatto credere per anni che fare più cose insieme sia una virtù, una capacità encomiabile. E invece e’ una colossale boiata. Vittime di questo preconcetto siamo soprattutto noi donne che spesso siamo costrette a barcamenarci tra lavoro, famiglia, gestione della casa. Ci hanno quindi raccontato la grande balla che siamo brave a far girare i birilli come i giocolieri, che solo noi donne siamo portate per il multitasking e ne dobbiamo essere orgogliose. Cazzate. Durante la pandemia ho cercato di portare avanti le mie attività quotidiane una per volta prendendomi tutto il tempo necessario dato che di tempo ne avevo sicuramente da vendere. Quindi no rispondere alle email mentre faccio colazione, no scrivere un articolo interrotta cento volte dalle notifiche dei social media, no telefonate di lavoro durante la passeggiata quotidiana e via dicendo. Risultato? Ho portato a termine progetti di qualità più alta, con maggiore focus e in meno tempo. Grazie 2020. 

6. NON E’ VERO CHE NON IMPORTA DOVE VIVI, BASTA CHE SEI SERENO DENTRO

Quante volte si sente questa frase da biscotto della fortuna. Se hai la pace interiore, se stai bene con te stesso puoi vivere ovunque, fare qualsiasi lavoro, eccetera, ovvero le circostanze non ti scalfiranno perché tu sei sereno. E’ come dire che se provi ansia, smarrimento e sgomento e’ tutta colpa tua, sei tu che non hai la serenità interiore. Cazzata. Gli eventi esterni ci toccano, il luogo in cui viviamo può renderci predisposti alla felicita’ o allontanarci da essa e ne so qualcosa da espatriata. Le relazioni umane o la disconnessione sociale giocano un ruolo vitale per la nostra felicità. Lo abbiamo capito sbattendoci la testa quest’anno. Quanto abbiamo desiderato poter andare in un determinato luogo o riabbracciare una persona lontana durante questi ripetuti lockdown? La serenità mentale ci aiuta a gestire le emozioni negative, ma dove, come e con chi sono fattori determinanti. Non e’ colpa mia se non sono emotivamente soddisfatta lontana da casa. Grazie 2020.

7. NON CONSERVARE IL VINO MIGLIORE PER IL FUTURO

Non potevo non inserire un punto dedicato al vino. Quest’anno mi ha insegnato quanto e’ prezioso il presente, proprio perché il futuro, verso il quale proiettiamo sempre la nostra felicita’, potrebbe non arrivare o rivelarsi molto diverso dalle aspettative. Ciò non significa sregolatezza e vivere senza una prospettiva, significa solo sapersi concedere i piaceri della vita per omaggiarla. Io ho la tendenza a collezionare i miei vini preferiti e ad aspettare l’occasione giusta per aprire la bottiglia speciale. Mi immagino il momento, la circostanza e ricopro l’inconsapevole vino nella mia cantina di innumerevoli aspettative. Poi quel giorno speciale non arriva mai. Il 2020 mi ha insegnato che ogni giorno in cui la mia famiglia, i miei cari e i miei amici sono al sicuro, sani e in vita e’ un giorno speciale. Stappiamo i vini migliori al loro picco di qualità, perché cosi’ onoriamo il lavoro dei produttori e la vita. Grazie 2020

8. LA TECNOLOGIA E’ UNA RISORSA, NON UN FINE, E HA I SUOI LIMITI

Abbiamo tessuto le lodi di Zoom, di FaceTime, di Google Meet, e di tutte le piattaforme online che ci hanno dato la possibilità di rimanere vicini, seppur distanti in questo anno difficile. Molti eventi e degustazioni di vino sono stati trasformati da eventi fisici a incontri virtuali e siamo tutti grati alla tecnologia per questa opportunità. Molte più persone in tutto il mondo hanno avuto occasione di partecipare a eventi che in persona non avrebbero mai potuto vivere. Ma devo ammettere che dopo l’ennesimo virtual tasting o webinar ho realizzato che la tecnologia ha tanti limiti e non potrà mai sostituire in toto l’esperienza dal vivo, soprattutto nel settore del vino. Una degustazione davanti allo schermo del pc, senza poter vedere in volto tutti i presenti, senza avere feedback dal tuo audience se non due righe in chat, con tempi limitati e nessuna possibilità di scrutare davvero le espressioni facciali, i messaggi para verbali non e’ neanche lontanamente paragonabile allea soddisfazioni che il mio lavoro di ambasciatrice dei vini italiani mi ha regalato negli anni. Ho capito che di quel lavoro mi piaceva soprattutto il riscontro del mio pubblico e l’interazione emozionale. Ora so quindi su cosa puntare per il futuro. Grazie 2020. 

9. TANTE PICCOLE AZIONI POSSONO AVVIARE UN CAMBIAMENTO CULTURALE

Ci siamo sentiti impotenti di fronte a un evento che ci ha sopraffatti, la pandemia. Ma dopo l’iniziale sgomento, anche grazie all’utilizzo sano dei social media come megafoni per le giuste cause, ho capito che non ci si può e non ci si deve nascondere dietro alla scusa del “tanto non cambia niente, sono questioni fuori dalla mia portata”. Qualche mese fa ho preso coraggio e ho pensato che se il cambiamento che desideravo vedere era il coraggio delle donne di far valere i propri diritti, dovevo essere io per prima ad alzare la voce, a superare la paura e la vergogna. L’ho fatto, ho denunciato sul mio blog le discriminazioni subite negli anni di carriera nel mondo del vino. Ho scritto senza aspettarmi nulla, semplicemente con l’obiettivo di mostrarmi vulnerabile e sperare che qualche altra donna si sia sentita meno sola. L’articolo ha avviato un effetto domino che ha portato alla denuncia di molte altre colleghe, si e’ parlato di discriminazione delle donne per settimane ed e’ pure scoppiato uno scandalo finito sul New York Times. Ognuno di noi può agitare le braccia e creare delle piccole onde nell’acqua che apparentemente non hanno nessuna influenza, ma quando a creare piccole onde sono centinaia, migliaia di persone ispirate una dal movimento dell’altra, allora si scatena uno tsunami e si fa partire il vero cambiamento. Grazie 2020. 

10. LA FORZA DELLA COMUNITÀ E IL SENSO DI APPARTENENZA NON HANNO CONFINI

Seppur a 10.000 chilometri da casa vedere quelle bare sui carroarmati lasciare Bergamo nel silenzio spettrale di una notte di marzo e’ stato un colpo al cuore e lo e’ ancora ogni volta che riguardo il video di quella scena. Ricordo che in quei giorni ho pianto molto, mi sono dannata l’anima per non essere li’ a soffrire con la mia comunità, con la mia famiglia. Ho capito che non importa quanto lontano mi porterà la vita, io apparterrò per sempre a quella terra bergamasca e in generale alla mia madre patria. L’amore per il mio Paese e’ aumentato a dismisura durante la pandemia. Vivere all’estero l’aveva già elevato al cubo, ma vederlo soffrire da lontano e’ stato insopportabile. Il senso di appartenenza non ha confini e seppure io ora sia anche cittadina americana e sia debitrice a vita agli Stati Uniti per come mi hanno accolta, il mio cuore batte per l’Italia e questo 2020 me l’ha prepotentemente ricordato. Ora so dove “I belong” come dicono gli americani. Grazie 2020

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