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Il #metoo del vino, cosa possiamo fare contro la cultura sessista

Siamo uscite allo scoperto, abbiamo denunciato i soprusi, ci siamo indignate, abbiamo avviato una conversazione etica sui social media, abbiamo puntato il dito contro chi ha abusato del proprio potere per discriminare, sono saltate le teste, abbiamo invocato il cambio di leadership, qualcuno ha addirittura restituito la spilla da sommelier. Negli scorsi giorni la wine community statunitense ha affrontato un vero e proprio tsunami scaturito da quello che i giornali hanno ribattezzato il #metoo del vino. E’ stato ed e’ tuttora un momento delicato, teso e promettente allo stesso tempo: avendo preso parte attiva nel terremoto che ha generato questa ondata, attraverso la mia personale denuncia, ho provato sentimenti contrastanti. Prima la vergogna, poi la rabbia, poi il conforto della consapevolezza di non essere sola, poi il senso di impotenza di fronte a una realtà che non riusciamo a cambiare, seguito invece dal senso di forza dato dalla comunità e dalle conseguenze pratiche, ovvero le dimissioni di chi e’ stato responsabile di tanta sofferenza tra le donne della wine industry. Per capire meglio che cosa e’ successo leggi questo articolo del NYT o ascolta il mio podcast a questo link

Non saranno certo una manciata di leader dimissionari alla Court of Master sommeliers che cambieranno un’intera cultura sessista, il problema non si risolve cambiando gli uomini o le donne al comando, un cambiamento culturale deve partire dal basso, da ognuno di noi. Detesto il fatto che la battaglia delle donne per l’uguaglianza nel mondo del vino sia stata strumentalizzata e politicizzata come purtroppo avviene anche in altri ambiti. Quella che era nata come una spontanea, uniforme, generalizzata denuncia di soprusi contro le donne, nel giro di pochi giorni e’ diventata la lotta di classe di una certa parte politica che ha messo il cappello largo della discriminazione universale sopra una conversazione nata con premesse ben precise. Ogni ineguaglianza va denunciata, siamo tutti d’accordo, ma ogni causa ha le sue vittime che hanno il diritto di parlare per se stesse, senza vedersi strappare il megafono di mano da chi persegue le sue, seppur giuste, diverse battaglie, come quella contro l’establishment. A volte dietro alla lotta per l’uguaglianza c’e’ in realtà una lotta per il potere: non mi e’ piaciuto l’atteggiamento di chi ha preso il pretesto della denuncia di abusi per distruggere completamente un’intera organizzazione, come appunto la Court of master sommeliers: tra le mele marce che vanno assolutamente estromesse ci sono molti professionisti seri che hanno costruito la loro carriera sul titolo di master sommelier, bisogna tenere conto di questo per non generare ingiustizie sulle macerie di altre ingiustizie. 

Detto questo, oggi, the day after, quando la tempesta si e’ placata voglio promuovere un atteggiamento propositivo anziché distruttivo. Voglio nutrire una cultura dell’azione anziché del gossip, della vergogna e della pubblica umiliazione. Che cosa possiamo fare dunque? Il lavoro non e’ finito con la denuncia, con pochi giorni in cui lo scandalo e’ sulle prime pagine dei giornali. Il lavoro inizia proprio ora. 

E’ compito di ciascuno di noi riconoscere, evidenziare e modificare gli atteggiamenti sessisti e discriminatori nel quotidiano, quelli degli altri ma soprattutto i nostri. Come? 

Metti in discussione i tuoi preconcetti. 

Ogni volta che affiora un commento sessista, riconoscilo e reprimilo. Il giudizio negativo verso una donna che sceglie la carriera e lascia i figli alla nanny, la malcelata condanna di fronte all’amica che ha messo qualche chilo perché ha smesso di andare in palestra, il commento velenoso alla relazione extraconiugale del marito di una collega che e’ sempre in viaggio e non dedica abbastanza attenzioni alla vita matrimoniale. Quando pensi che una donna poco vestita si va a cercare i guai, e quasi quasi se li merita. Sono tutte osservazioni che sembrano “innocue”, ma che sono frutto di preconcetti: una donna deve dedicarsi alla famiglia, non alla sua realizzazione, una donna deve essere attraente (quindi magra), se il marito tradisce e’ colpa della moglie che lo trascura. Se una moglie tradisce e’ una prostituta. Tutto questo alimenta una cultura profondamente sessista. E non ce ne rendiamo nemmeno conto. Iniziamo a riconoscere questi bias e a isolarli. 

Sii la community che vorresti. 

Fai un declutter dei tuoi social media smettendo di seguire tutti quegli account che diffondono contenuti sessisti: i post delle donne nude con il bicchiere di vino in mano, i profili che inneggiano alla cultura della dieta promuovendo l’idea che la donna debba privarsi dei piaceri per piacere (assumendo che piacere sia il suo unico scopo), le pagine che dipingono le donne entro certi stereotipi e non lasciano spazio ad altre possibilità, oggettificandole. Scegli invece account con messaggi positivi, di inclusione, di apertura mentale, di stimolo culturale. La nostra mente immagazzina gli stimoli a cui la sottoponiamo quotidianamente a livello inconscio, quindi abbiamo il dovere morale di fare scelte oculate. Cosi’ come stiamo molto attenti a che cosa mangiamo, dobbiamo prestare attenzione a che cosa nutre o denutre la nostra mente, i nostri valori. 

Insegna ai tuoi figli una nuova cultura di genere. 

Se sei genitore il tuo contributo per un futuro mondo migliore e’ di estrema rilevanza. Insegna ai tuoi figli che non ci sono ruoli prestabiliti per uomini e donne, che ognuno e’ libero di inseguire i propri sogni e le proprie passioni senza limiti, anche scegliendo di fare la mamma o il papa’ e rinunciare alla carriera che non e’ l’unica forma di realizzazione. Insegna ai tuoi figli il rispetto di ogni uomo e donna. Sii d’esempio nella tua relazione di coppia e nel tuo modo di utilizzare il linguaggio. A questo proposito:

Fai attenzione al linguaggio. 

Se una donna e’ una leader dedicata alla carriera viene spesso definita fredda, calcolatrice, rigida. Se lo e’ un uomo viene definito come carismatico, determinato, forte. Se una donna a cinquant’anni non e’ sposata e’ una triste zitella che morira’ con i suoi gatti, un uomo single invece e’ uno scapolo e se salta da una relazione all’altra e’ pure considerato un figo. 

Se subisci o sei testimone di un sopruso, denuncia. 

Questa e’ la parte piu difficile: nel 90 per cento dei casi preferiamo tutti distogliere lo sguardo e farci i fatti nostri. Ma la storia ci ha dimostrato che non e’ una strategia vincente per cambiare le cose. Non sto parlando soltanto di grandi violenze o gesti eclatanti, ma anche di piccole umiliazioni quotidiane, come una battuta sessista, un commento fuori luogo (sul nostro corpo per esempio), una domanda inopportuna verso una donna, come per esempio la fatidica “perché non hai figli”? . Se tutti notassimo queste sfumature e facessimo capire che sono sgradite e fuori luogo in ogni occasione a lungo andare le persone si sentirebbero in imbarazzo nel chiedere o affermare certe offese, anche solo per scherzo. 

Crea sane abitudini sul tuo luogo di lavoro. 

Perche’ non investire nella formazione di colleghi, collaboratori, dipendenti sul tema della disparità? Basterebbe che ogni ristorante, cantina o enoteca avesse il proprio protocollo di uguaglianza, un insieme di buone pratiche per il rispetto delle differenze di genere e per creare un clima di rispetto e fiducia reciproca. Mi piacerebbe che a stilare questo decalogo o protocollo fossero le associazioni delle Donne del vino (ce ne sono diverse negli States e in Europa), magari attraverso un sondaggio raccogliendo le opinioni di tutte le professioniste di settore. 

Nutri la tua mente di cultura dell’uguaglianza

Libri, serie tv, podcast, articoli sui magazine e sui quotidiani: oggi l’ignoranza non e’ ammessa. Il tema della disparità di genere e’ più che mai attuale in anni in cui si lavora in smart working e l’onere della cura della famiglia e’ ancora troppo spesso solo sulle spalle delle donne, già penalizzate in partenza. Cerca di costruirti una coscienza critica su questo tema per riuscire a riconoscere le pratiche ingiuste al lavoro o nella vita di ogni giorno. Qui di seguito ti lascio una lista di film, documentari, podcast e altre risorse che ho trovato particolarmente di ispirazione e che mi hanno aperto gli occhi. 

Credi nel cambiamento. 

Ultimo, ma non per importanza, il tema del cambiamento. Troppo spesso sento dire “ormai e’ cosi’ da troppo tempo, non ci possiamo fare niente”, la rassegnazione e’ la scusa perfetta e l’ambiente ideale per perpetrare una cultura retrograda e conservatrice. Pensate a vent’anni fa: era perfettamente normale che ci accendessimo una sigaretta in un bar o perfino in ufficio al lavoro di fronte ai colleghi. Oggi verremmo lapidati sulla pubblica piazza se facessimo una cosa del genere. Eppure si fumava da quasi un secolo, per molti decenni e’ stato perfino cool, tutta Hollywood era sigaretta dipendente, in ogni film la diva o il divo di turno fumavano come turchi. Oggi? Non più. Risultato? Molti meno fumatori e l’industria del tabacco che si deve inventare le sigarette elettroniche per stare a galla. Non e’ il mondo ideale (senza alcun tipo di sigaretta), ma e’ sicuramente migliore di quello di 20 anni fa. Ecco, quello che possiamo e dobbiamo fare e’ consegnare ai nostri figli un mondo meno discriminatorio di quello di ieri e di oggi. 

Risorse:

SERIE TV, FILM:

  •  Mrs. America, Hulu original 

Mrs. America tells the story of the movement to ratify the Equal Rights Amendment (ERA), and the unexpected backlash led by a conservative woman named Phyllis Schlafly, aka “the sweetheart of the silent majority.” Through the eyes of the women of the era – both Schlafly and second wave feminists Gloria Steinem, Betty Friedan, Shirley Chisholm, Bella Abzug and Jill Ruckelshaus – the series explores how one of the toughest battlegrounds in the culture wars of the 70s helped give rise to the Moral Majority and forever shifted the political landscape.

  •  The Handmaid’s tale, Netflix 

The Handmaid’s Tale, both the popular Hulu series and the classic novel by Margaret Atwood, has become a symbol for modern feminism and the global fight for gender equality. The story, set in a dystopian version of our not-so-distant future, underscores the importance of granting all people in society equal access to economic freedom and other human rights.

  •  On the basis of sex, movie 

The true story of Ruth Bader Ginsburg, her struggles for equal rights, and the early cases of a historic career that lead to her nomination and confirmation as U.S. Supreme Court Associate Justice.

LIBRI

  •  Wine Girl – Victoria James

Victoria James is one of the brave women interviewed in the New York Times story about sexual abuse in the wine industry.

Her book is an affecting memoir from the country’s youngest sommelier, tracing her path through the glamorous but famously toxic restaurant world

At just 21, the age when most people are starting to drink (well, legally at least), Victoria James became the country’s youngest sommelier at a Michelin-starred restaurant. Even as Victoria was selling bottles worth hundreds and thousands of dollars during the day, passing sommelier certification exams with flying colors, and receiving distinction from all kinds of press, there were still groping patrons, bosses who abused their role and status, and a trip to the hospital emergency room. 

It would take hitting bottom at a new restaurant and restorative trips to the vineyards where she could feel closest to the wine she loved for Victoria to re-emerge, clear-eyed and passionate, and a proud leader of her own Michelin-starred restaurant.

  •  Untamed – Glennon Doyle

Soulful and uproarious, forceful and tender, Untamed is both an intimate memoir and a galvanizing wake-up call. It is the story of how one woman learned that a responsible mother is not one who slowly dies for her children, but one who shows them how to fully live. It is the story of navigating divorce, forming a new blended family, and discovering that the brokenness or wholeness of a family depends not on its structure but on each member’s ability to bring her full self to the table. And it is the story of how each of us can begin to trust ourselves enough to set boundaries, make peace with our bodies, honor our anger and heartbreak, and unleash our truest, wildest instincts so that we become women who can finally look at ourselves and say: There She Is.

  •  We should all be feminist – Chimamanda Ngozi Adichie (ANCHE IN ITALIANO) 

We Should All Be Feminists includes anecdotes and analyses about what it means to be a feminist. She argues that “feminist” isn’t an insult, but rather a label that should be embraced by all. While feminism advocates for equity and equality between men and women in all aspects of life, the fiercest opposers of women’s liberation believe that feminism is a social movement that focuses on reversing gender roles and making men inferior. Adichie’s “We Should All Be Feminists,” succinctly unearths the need to transform social beliefs and gender constructs that promote the disparity between men and women. In essence, we should all be feminists not only as a commitment to women’s liberation but also as a way of encouraging men to hold conversations with women on sexuality, appearance, roles, and success.

PODCAST

  •  BBC Radio 4 Women’s hour

BBC Radio’s Woman’s Hour offers a much-needed coalescence of current events affecting women around the world. If anything, by highlighting news for and about women, it only goes to show exactly how excluded women are from every other hour of news reporting. 

  •  Encyclopedia Womannica

History class often paints a portrait of the world that excludes about half of its population. That’s what Wonder Media Network’s Encyclopedia Womannica sets out to fix, by releasing 5- to 10-minute episodes on women who made history in a certain field. Each month focuses on a different area of expertise, which most recently included activism and music.

  •  Morgana di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri (ITA)

“Sono io l’uomo ricco”, storie di donne che non hanno avuto bisogno di sposare un uomo con i soldi. Donne fuori dagli schemi, controcorrente, strane, pericolose, esagerate, stronze, a modo loro tutte diverse e difficili da collocare. Donne che con le proprie vite e il proprio lavoro hanno contribuito o contribuiscono a colmare il gender gap proprio partendo dalla possibilità e capacità di gestire in autonomia il proprio denaro.

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