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Fiere di settore in presenza: hanno ancora senso? Alla ricerca della gentilezza enoica

Riflessioni post Vinitaly e Grandi Langhe con la collaborazione di Arianna Ligi, fondatrice del progetto Bottiglia Gentile

Grande aspettativa per questa prima edizione completa di Vinitaly post pandemia: entusiasmo per la ripartenza, anche se un po’ smorzato dagli eventi bellici internazionali, voglia di capire se il format della fiera in presenza funziona ancora e soprattutto, visto il grosso investimento delle cantine per avere un posto “a corte” (si calcola che l’investimento medio per uno stand indipendente tra affitto e allestimento sia intorno ai 20.000 euro), se ne vale ancora davvero la pena. 

Di bilanci su Vinitaly con cifre snocciolate e dissertazioni ne avete letti tanti, quello che vi offro qui è un bel vassoio di domande e di “perché no?” da tenere in considerazione nel selezionare le fiere in presenza a cui partecipare. 

Parlo sia ai consumer, sia ai produttori, tralasciando però l’aspetto puramente commerciale: che questi eventi aiutino a incontrare in persona potenziali buyers o clienti consolidati è innegabile, questo non è in discussione.

Mi interrogo piuttosto sulla qualità dell’incontro, sulle modalità, sul rapporto umano che per molti è più importante della transazione economica, per molti altri è solo un mezzo, ma nessuno lo può certo trascurare. 

Siamo certi che il format della fiera classica agevola un’interazione di qualità con chi visita, per diletto o per commercio, la manifestazione? I banchi d’assaggio hanno ancora senso? 

La risposta è: dipende. Ve lo spiega Arianna Ligi, che ospitò oggi nel blog con un editoriale su Grandi Langhe e in generale sull’esperienza della fiera di degustazione. Ci regala una prospettiva diversa, un approccio “gentile” alle manifestazioni fieristiche che troppo spesso sono bolgie infernali dalle quali si esce più storditi che soddisfatti. 

Arianna è autrice e conduttrice di un podcast che è tutto un manifesto ai valori positivi: La Bottiglia Gentile. Lo trovate qui

In fiera con gentilezza, di Arianna Ligi

Quando a metà dicembre ho pubblicato la prima puntata del podcast La Bottiglia Gentile sapevo che la ricerca di senso nel binomio vino e gentilezza, avrebbe veicolato anche la mia partecipazione alle fiere di settore.
Quest’anno ho oculatamente scelto a quali partecipare. Ho evitato scrupolosamente tutte quelle realtà fieristiche dal grosso richiamo mediatico e preferito quelle che mettono in luce una dimensione più locale. Grazie alla pandemia mi sono resa conto di come il presenzialismo a tutti i costi non sia necessario ma quanto sia più arricchente esserci in contesti che valorizzano i rapporti umani, siano anche di natura commerciale.

Non vi è mai capitato di essere a una fiera e di parlare a quella determinata persona e vedere la stessa già guardare dietro di voi, al prossimo ansioso degustatore?
Vi è mai capitato a un evento pieno di gente di non riuscire a parlare e ascoltare talmente era forte il rumore di fondo intorno a voi?

Amo quelle fiere in cui ancora riesci a creare un dialogo, uno scambio, che non siano solo occasione per assaggiare velocemente un vino, che non siano una rincorsa all’opportunità mediatica ma alla costruzione di qualcosa di duraturo. Costruire dei rapporti basati su un dialogo non è forse gentile? Ascoltare l’interlocutore a una fiera è ancora possibile?

Mi sono presa del tempo per decidere a quali fiere presenziare e il 4 Aprile ho scelto di partecipare a Grandi Langhe per cercare la gentilezza sul territorio piemontese, in particolare nei suoi vini. Quando partecipo agli eventi del vino con un approccio gentile ci sono cose che mi colpiscono più di altre e nel caso di Grandi Langhe alcune sono davvero degne di nota.

Mi colpisce come si guardi alla città come una porta verso futuri scambi commerciali, che le Langhe e il Roero si siano mosse insieme dalle loro rispettive isole felici per confrontarsi con nuovi attori del settore fuori dalla comfort zone. Mi ha colpito vedere dopo 2 anni di stop e di rapporti vissuti allo schermo del pc, i produttori e le produttrici contenti per il lato organizzativo e logistico. Non ho contato i feedback positivi e i sorrisi, ma erano molti.

Mi ha colpito la location suggestiva delle OGR, che agevola il distanziamento sociale e che favorisce la relazione, volendo prendersi il tempo di scambiare due parole gentili “un po’ più in là”.

Sull’onda della gentilezza, che ha veicolato il mio percorso tra gli espositori, ho scoperto che ci sono diverse facce della gentilezza dalle uve stesse fino ad arrivare al vino.

Come mi insegna Mario Adrion, enologo di Castello di Verduno e fondatore dell’azienda 499, riuscire a ingentilire un po’ il tannino, che caratterizza uve come Nebbiolo o Freisa, sta nei gesti gentili, nella mano sapiente di chi il vino lo produce. Anche un territorio può essere portatore di gentilezza come mi ha spiegato Adriano Moretti dell’Azienda Agricola Bajaj, che racconta del Roero come di una terra gentile per conformazione naturale caratterizzata da grande biodiversità e che grazie al suolo, formato in buona percentuale da sabbie, riesce a ingentilire perfino i tannini del Nebbiolo. All’assaggio dei vini di Poderi Colla mi spiegano che il tempo è veicolo di gentilezza per i tannini di Barolo e Barbaresco, basta saper aspettare con pazienza. Francesca Vaira dell’azienda G.D. Vajra mi racconta di vini gentili, quelli che non parlano a voce alta ma che sono capaci ad arrivare al cuore di tutti.

Michela Adriano della cantina Adriano Marco e Vittorio, azienda in cui tutta la famiglia è coinvolta nel processo di produzione dei vini, ammette che a fare vini gentili ci vuole un animo nobile e l’unione di intenti.

Una fiera riuscita nel segno della gentilezza e della felice valorizzazione di Langhe e Roero, destinata a ripetersi, la location è stata confermata anche per il 2023.

Arrivederci Grandi Langhe, è stata una fiera gentile!

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