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Vino, calorie e i rischi della “diet culture” in U.S.A.

Non e’ certo segreto che la pandemia abbia impennato il consumo di vino e bevande alcoliche negli Stati Uniti e che sempre più consumatori cerchino informazioni e suggerimenti d’acquisto online, ma dando un’occhiata ai dati sulle ricerche relative al vino più popolari sul web un dato ha attirato la mia attenzione: la domanda più cercata su google relativa al vino e’ “quante calorie contiene un bicchiere di vino”. 

Poco importa il vitigno, il metodo di produzione, la regine di provenienza o i consigli di abbinamento: gli americani vogliono sapere quanto fa ingrassare il vino. Mi sono chiesta come mai e ho cercato di capire in che modo questa società ci porta a dare cosi tanto valore a quel numero sulle tabelle nutrizionali, al calcolo delle calorie. 

Siamo immersi in una cultura della dieta, come viene definita, “diet culture”, che parla soprattutto all’universo femminile: cresciamo con l’idea che magro e’ bello e grasso e’ sciatto, sbagliato, brutto. A noi donne, per stare al passo con i colleghi uomini, viene richiesto di bere in ogni occasione sociale, dal cocktail pre dinner al cicchetto dopo cena, ma contemporaneamente dobbiamo essere snelle, con la pancia piatta e in perfetta forma. Da un lato l’industria dell’alcol ci tempesta con messaggi neanche troppo subliminali, soprattutto se mamme o donne in carriera, ci viene detto che ci meritiamo il nostro extra bicchiere di vino per stemperare le tensioni della giornata, ci viene venduto il nostro Chardonnay come la cura contro lo stress, con tutte le pericolose implicazioni del caso e un incitamento neanche troppo velato all’alcolismo. Lo champagne ci viene dipinto come l’elisir glamour per eccellenza, non sei nessuno se non ti sfondi di bollicine, il rose’ e’ diventato il re degli hashtags e non c’e’ bacheca di Instagram che si rispetti dove le pallide tonalità salmone non compaiono accanto a centrotavola fioriti o a bordo piscina. Tutto quindi suggerisce che per essere accettate socialmente e considerate “cool” il vino sia un indispensabile alleato. Ma dall’altro lato la ricchissima industria del benessere vive sul nostro inestirpabile senso di colpa, sul rimorso per aver bevuto un bicchiere in più e ingerito quindi quelle extra calorie liquide che dovremo compensare tagliando i carboidrati o correndo come pazze sul tapis roulant alle 5 di mattina. 

Questo circolo vizioso da’ il via a tutta una serie di strategie di marketing spregiudicate che fanno proprio leva su questo perenne senso di inadeguatezza: dai vini low calories alle diete specifiche per donne che amano il vino, dagli integratori post sbronza, allo chardonnay senza alcol, con il risultato che l’unica cosa che si restringe non e’ certo il punto vita, ma il portafogli. 

  1. NUOVE REGOLE PER LE ETICHETTE DEI VINI. DAVVERO TRASPARENZA? 

Proprio sulla scia di queste tendenze la TTB, U.S. Tax and Trade Bureaux, ha recentemente rilasciato delle nuove normative per l’etichettatura del vino: in buona sostanza a partire dallo scorso luglio le cantine potranno inserire, a loro discrezione, le informazioni nutrizionali sulla retro etichetta, inclusa la lista degli ingredienti. Quella che viene mascherata come una mossa a tutela della salute dei consumatori e’ in realtà l’autorizzazione a dichiarare il contenuto calorico senza alcun obbligo di trasparenza. Nella legge si specifica infatti che i produttori di alcolici non sono obbligati ad ottenere analisi di laboratorio per dimostrare scientificamente contenuto e valori nutrizionali della propria bevanda, ma possono servirsi delle tabelle standard riferite al loro comparto e anche decidere che cosa dichiarare e che cosa no. Tradotto? Nessuno e’ interessato a far sapere quanti additivi chimici ci sono nel proprio vino, ma molti saranno felici di scrivere le calorie (con una tolleranza di errore del 20 per cento) per avere la possibilità di vendere i propri prodotti quindi come ipocalorici o a basso contenuto di zuccheri, utilizzando il linguaggio della diet culture. E le agenzie di advertising ringraziano. 

  1. LOW CALORIES WINES: UN NUOVO MERCATO 

Non sorprenderà quindi sapere che i vini pubblicizzati come “guilt free” o low calories stanno spopolando. “I created Cupcake LightHearted after realizing there wasn’t a lower-calorie and lower-alcohol wine option on the market that was delicious and complemented my active lifestyle,” said Jessica Tomei, Winemaker for Cupcake Vineyards, in a statement. “I’m an avid runner, and some days I want something that’s lower in calories and alcohol but doesn’t sacrifice flavor.” Cupcake e’ solo l’ultima grande azienda in ordine cronologico che ha lanciato una linea di vini a basso contenuto calorico, promettendo 80 calorie a bicchiere contro le 120 di media dei vini tradizionali, facilmente ottenibile con un ridotto contenuto alcolico (8%) e nessun residuo zuccherino. Venduto a 10 dollari a bottiglia, indovinate come si chiama? Lighthearted, a cuor leggero. Altri colossi dell’industria del vino statunitense e non hanno investito nei low calorie wines negli anni scorsi: Gallo, Concha y Toro, NZ New Zeland wines, per citarne alcuni. Ma non solo: sono nate negli ultimi tempi anche aziende totalmente dedicate alla produzione e commercializzazione di questi vini “fit”, tra cui FITvine sulla quale ho espresso il mio parere in questo articolo che mi avevano anche intimato di rimuovere dal mio blog. 

  1. THE DRINKING WOMEN DIET 

Come ho spiegato all’inizio dell’articolo la categoria piu’ martellata da questo tipo di dialettica della diet culture e’ quella delle donne alle quali e’ stato insegnato sin da piccole a sentirsi in colpa per ogni difetto fisico e per ogni grammo di zucchero e grasso che finisce nel loro corpo. Se, come me e come tante altre donne, non vi piegate alla moda dei fit wine e volete godervi il vostro Montrachet in santa pace, l’industria del benessere non vi ha dimenticate. Ecco che ogni mese spunta una nuova dieta, compresa quella specificamente disegnata per le donne amanti del vino, chiamata the French women diet, perché nell’immaginario americano le donne francesi trascorrono le giornate mangiando burro, formaggio e bevendo champagne senza mettere su una libbra. Una brillante collega americana, Wendy Narby ha pensato bene di ribattezzare la dieta “The drinking woman’s diet” e di scriverci un libro che promette di rivelarci “how French Women do it”. Seppur l’autrice sia mossa dalla nobile causa di promuovere una cultura più salutare del consumo di alcol, il libro e’ una continua istigazione ai disturbi alimentari consigliando meccanismi di privazione a compensazione delle calorie ingerite con il vino. Perfino la copertina e’ eloquente: una bottiglia di vino strizzata da un nastro per misurare il giro vita. 

Non nascondo una certa amarezza e frustrazione: perché non esiste una “drinking men diet”, perché a noi donne (da noi stesse donne) viene messo sulle spalle questo fardello della magrezza che ci rovina anche uno dei piaceri più belli della vita, ovvero condividere buon vino e buon cibo con i nostri cari o semplicemente per noi stesse? Ci sarebbe molto da dire, magari in un altro articolo… 

  1. THE SOBER / DRY MOVEMENT: EVITIAMO L’ALCOL DEL TUTTO

E allora che fare? I vini low calorie sono insulsi, la dieta delle donne francesi ci fa diventare tutte anoressiche, e se smettessimo di bere del tutto? Un’altra tendenza che sta prendendo piede e’ il “sober curious” movement. Ho letto il libro di Ruby Warrington, Sober Curious su come la sua vita sia completamente cambiata da quando ha detto no all’alcol, pur non avendo un problema di alcolismo, ma per scelta di salute e come stile di vita. Ci sarebbe un gran dibattito da aprire su quale sia la linea sottile che divide un consumo consapevole e sano di vino da un problema di dipendenza. Negli Stati Uniti questa linea e’ molto sottile e secondo i piu’ recenti dati ufficiali del governo americano ci sono piu’ di 15 milioni di alcolizzati e oltre 65 milioni di “binge drinkers” ovvero coloro che esagerano con l’alcol in maniera smodata con regolarità, anche se non tutti i giorni. E’ innegabilmente un problema che dilaga anche nell’industria del vino di cui faccio parte. Nei miei sette anni di lavoro come wine professionals ho assistito a molte scene di abuso di alcol tra colleghi, situazioni imbarazzanti e che in alcuni casi hanno anche portato a momenti di violenza. Anche su questo ci sarebbe molto da dire, a partire dal motivo per cui la grande maggioranza dei consumatori americani purtroppo intende il vino come un modo per sballarsi e non come un momento di piacere del palato. Materiale per un altro articolo… 

  1. IL SOSTITUTO: PILLOLE E DROGHE, SONO CALORIE FREE

Una diretta conseguenza dell’aumento di consapevolezza da parte dei giovani consumatori sul contenuto calorico di vino e alcolici può essere un pericoloso shift verso sostanze che tolgono i freni inibitori senza aumentare i chili sulla bilancia. Un recente studio dell’università del Michigan ha rivelato come in soli due anni la percentuale di ragazzi del college che sceglie di non consumare alcolici e’ cresciuta di quasi il 10 per cento, ma di pari passo e’ cresciuta la percentuale di chi consuma droghe leggere o pillole antidepressive in modo costante, soprattutto tra le giovani donne che preferiscono metodi alternativi per “sballarsi” senza ingerire calorie. 

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