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I dazi Usa sui vini italiani: pericolo scampato, minaccia o opportunità di ripresa?

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INDICE DELL’ARICOLO


I DAZI SUL VINO, GLI USA, L’EUROPA E LA STORIA DI UNA RIPICCA

Ricorderete i mesi pre pandemia quando la spada di Damocle sulla testa dei produttori di vino europei ed italiani non era ancora il Covid e tutte le sue limitazioni, ma le scaramucce tra Donald Trump e il Parlamento europeo per decidere quali Paesi sarebbero finiti sulla black list punitiva, colpiti da pesanti dazi di importazione su vini e settore agroalimentare. La diatriba era nata dalla vicenda Airbus – Boing, gli USA avevano reagito colpendo il settore fiorente dell’export di enogastronomia inserendo dazi aggiuntivi fino al 25 per cento per il settore agroalimentare e per i vini provenienti da alcuni Paesi, in particolare Francia, Germania, Spagna, graziando invece l’Italia, anche se verso la fine dell’amministrazione Trump e il passaggio al nuovo numero uno della Casa Bianca Joe Biden si era temuto per l’estensione di tali extra tasse sull’import anche per il vino made in Italy. Oggi possiamo dire che il pericolo sia scampato, sia per il vino, sia per il food, almeno per ora: il presidente Biden ha subito sospeso le gabelle e ha poi firmato un accordo nel giugno 2021 per cancellarle per un periodo più lungo di pace diplomatica: Il made in Italy agroalimentare ha quindi brindato alla sospensione per cinque anni dei dazi tra Ue e Usa in quanto lo stop ha salvato mezzo miliardo di euro di export italiano tra formaggi, salumi, liquori, agrumi e succhi di frutta, che da ottobre 2019 a febbraio 2021 erano stati penalizzati dai dazi.


SOSPENSIONE DEI DAZI USA-UE: L’IMPATTO SUL MERCATO DEI VINI E L’OTTIMISMO DELLA RIPRESA

Con queste premesse, c’è grande ottimismo nella ripresa del mercato del vino statunitense, anzi, a dire il vero l’Italia ha giocato con un piccolo vantaggio nell’anno della pandemia e i numeri sono positivi.

Il dato 2020 nasconde un’importante miglioramento competitivo dell’Italia che non essendo appunto  gravata dai dazi Usa è tornata leader mondiale nei volumi esportati (con 20,8 milioni di ettolitri spediti oltrefrontiera e ha registrato una performance molto migliore dei propri concorrenti visto che la Francia ha perso il 10,8%, mentre le spedizioni spagnole sono calate del 3,2%.

È quanto emerge dall’elaborazione dei dati Istat sulle esportazioni effettuata da Ismea e Unione italiana vini. «Una performance – spiegano Ismea e Uiv – superiore alle previsioni e che permette all’Italia di guadagnare quote di mercato sui competitor in buona parte delle piazze di sbocco e di guardare al futuro nella consapevolezza che il sistema del vino tricolore ha tenuto».

Una ventata di ottimismo che vale anche e soprattutto per il mercato americano, perché questa battuta d’arresto dei concorrenti europei ha rappresentato senz’altro un’opportunità, come avevo anticipato nella puntata del mio podcast sull’argomento (ascoltala qui)

Lo dimostrano anche i più recenti dati del parziale 2021. Secondo l’analisi dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, su base doganale, le statistiche degli ultimi mesi stanno evidenziando un forte rilancio degli ordini di vino italiano negli USA: nel solo mese di aprile, negli Stati Uniti l’import di vino è cresciuto mediamente a valore del 20%. Gli indicatori sono quindi positivi, il mondo horeca (ristorazione e accoglienza) è tornato a pieno regime in America, quindi sono ripartiti gli ordini, riportando tutto quasi a una situazione pre pandemia. Ma anche senza dazi straordinari l’importazione di vino in USA non è esente da adempimenti fiscali, doganali e burocratici di varia natura e rimane una questione complessa soprattutto per chi si affaccia al mercato.


DAZI USA, TASSE E CERTIFICATI, CALCOLARE I COSTI NON È FACILE

Il calcolo dei dazi da pagare per importare vino negli Stati Uniti, anche in regime di tassazione ordinaria, è cruciale per ottenere il prezzo di vendita da praticare a clienti e distributori in America. Non è possibile infatti riuscire a contrattare un prezzo equo per il prodotto se non si conoscono tutti gli oneri fiscali e doganali che concorrono al costo cosiddetto “landed” negli Stati Uniti, ovvero una volta che le bottiglie sono sdoganate al porto d’accesso e pronte per la consegna all’importatore. I dazi di dogana sono calcolati sulla base di categorie merceologiche, quindi è necessario fornire una descrizione dettagliata del prodotto.

Tipicamente, le attività di preparazione della pratica import Stati Uniti è condotta dallo spedizioniere italiano che lavora a stretto contatto con il corrispondente dichiarante doganale americano (in genere l’importatore o un agente di dogana, chiamato custom broker, in loco) per assicurarsi che la pratica di import America sia completa e corretta e che lo sdoganamento della merce negli Stati Uniti avvenga senza problemi, blocco della merce, sequestro dei prodotti o rallentamenti di altro tipo. Un agende doganale esperto è la chiave per una pratica di dogana import senza problemi durante la fase di importazione e sdoganamento negli Stati Uniti, agisce da per conto dell’esportatore nei confronti della dogana americana, sa consigliare le procedure più adatte in ogni circostanza per uno sdoganamento negli Stati Uniti veloce e senza problemi. Il customs broker provvede anche alla liquidazione dei dazi e al pagamento degli stessi nei confronti delle dogane americane.

Se vi interessa approfondire questo tema e capire nel dettaglio come importare vini negli USA, vi rimando al mio corso online “Ti Porto in America”, dove potrete trovare anche tante altre informazioni pratiche per portare i vostri prodotti oltreoceano


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