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L’importanza delle radici per il rilancio verso la luce

La scorsa settimana ho pubblicato sul mio blog e sui miei canali social le proiezioni economiche per il 2020 per il comparto del vino negli Stati Uniti; inutile nascondersi dietro varie perifrasi: e’ una bella botta, con perdite di circa 6 miliardi di dollari. E sappiamo benissimo che altri settori sono nella stessa situazione, la recessione colpirà tutti, chi più, chi meno, ormai non possiamo evitarlo. Possiamo contenere i danni e cercare di attraversare questo tunnel senza perdere pezzi vitali ed armandoci per le opportunità future, che ci saranno, e’ una certezza. A questo proposito mi sono chiesta quali sono le poche certezze per il futuro a cui possiamo aggrapparci? Quali sono le nostre radici, quelle che ci tengono in piedi, ci nutrono e su cui possiamo contare in qualsiasi momento? Non mi riferisco solo a noi, come persone, nella metafora che ormai sto portando avanti negli ultimi articoli, degli uomini come piante di vite. Mi riferisco anche all’intero comparto del vino italiano. 

Ho spiegato come questa pandemia stia contribuendo a farci capire che ci eravamo circondati di troppo rumore, di troppi oggetti, di troppe cose inutili. Come la vite che necessita della potatura. Siamo tornati a cucinare con ciò che c’e’ in frigorifero, siamo tornati ad impastare il pane per averlo fresco ogni giorno, siamo tornati a rifornirci dai negozi di vicinato, incluse le cantine locali che possono consegnare a casa velocemente il vino, anche sfuso. Questo ritorno alla dimensione locale e’ preziosissimo. Abbiamo anche imparato a spostarci a piedi per andare a fare la spesa sotto casa, limitando l’uso dei mezzi. Ci siamo quindi impegnati ad affondare le radici sempre più in profondità, impediti nel movimento orizzontale, ci siamo “verticalizzati”. 

Ma, in contemporanea abbiamo anche imparato il movimento virtuale, che e’ potente e potenzialmente illimitato, abbiamo capito che la tecnologia e’ fondamentale per mantenere il collegamento con il mondo, quindi abbiamo iniziato ad utilizzarla in modo intelligente (si spera), per lavorare, per acquisire nuove competenze, per promuovere i nostri business. 

Ecco, credo che queste due cose: rimanere con le radici nel “locale”, ma pensare con una mentalità globale, siano due grandi e preziosi insegnamenti di questa pandemia. Ne parla anche Oscar Farinetti nella prefazione del mio libro, su un pensiero di Ampelio Bucci (tutto materiale per un bel dibattito quando potrò presentare finalmente l’edizione cartacea in Italia). Utilizzare quindi le nostre radici per espanderci verso l’alto e verso l’esterno con tutti i mezzi a disposizione qui ed ora, proprio come fanno le piantine di vite. 

Ma non e’ tutto: se consideriamo il mondo del vino italiano come una grande pianta di vite, possiamo individuare i suoi fondamenti, i suoi punti di forza, le sue radici per puntare in alto, sul mercato americano, per esempio, del quale mi occupo da diversi anni. 

Innanzitutto dobbiamo capire quali sono le caratteristiche del vino italiano che lo rendono unico, differente, rispetto alla grande competizione sul mercato statunitense. La prima buona notizia e’ che la risposta e’ semplice: la diversità. Ne sentiamo parlare da anni, ma noi stessi italiani ci crediamo in questo concetto? E’ ora di approfondirlo, coltivarlo e comunicarlo. Perché e’ una delle nostre radici, che nessun altro posto sulla Terra può vantare di avere. Il mondo e’ cambiato, gli americani (e non solo) durante il lockdown stanno divorando corsi online sul vino, sugli abbinamenti, sull’ enoturismo e le varie degustazioni virtuali. La noia della quarantena ci lascerà in eredità un bacino di utenti più informati e ancora più aperti alle novità e noi siamo il Paese al mondo che in modo più esaustivo può soddisfare maggiormente le voglie di curiosità con una miriade di vini, territori, storie e prodotti differenti. La seconda buona notizia e’ che il mercato ripartirà alla grande. Gli Stati Uniti stanno iniettando liquidita’ come non mai per sostenere l’economia e nei prossimi 12 mesi ci sarà sicuramente quello che chiamano “rebounce”, il rilancio dopo la recessione. Quindi abbiamo le radici ben salde e una prospettiva incoraggiante verso cui orientare i nostri tralci e le nostre foglie.  

Ora veniamo alle note dolenti: le modalità di vendita e di promozione del vino sono profondamente cambiate e purtroppo le aziende italiane non sono sempre al passo con i tempi. Se pensiamo che oggi tutto corre online e che più della meta’ delle cantine italiane non ha nemmeno un sito web aggiornato e’ evidente che c’e’ un problema di andatura che va risolto al più presto. Credo che questa crisi segnerà una linea netta tra chi sopravvivrà e fiorirà con nuovi linguaggi e chi, ancorato al passato, purtroppo non ce la farà. E’ la differenza tra chi usa le proprie radici come scusa, come rifugio per ritorcersi verso la terra, anziché come slancio verso l’alto, il sole, la luce con tutti i rischi che questa esposizione comporta. Beh, imparando sempre da lei, dalla vite, capiamo che chi si ritorce su se stesso e’ destinato a soccombere, perché senza correre il rischio di bruciarsi al sole nessun frutto maturerà. 

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